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ERMINIO RICCARDO PAMPURI: ORFANO – STUDENTE – SOLDATO – MEDICO CONDOTTO – CONSACRATO – SANTO – Di Angelo Nocent

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33 ANNI DI VITA CONSUMATA IN DONO…

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DONO TOTALE DI SE’

Card. Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini 03Mi sia permesso notare che i Santi non invecchiano praticamente mai…Essi non diventano mai persone del passato, uomini e donne di ieri. Al contrario, sono sempre gli uomini e le donne di domani, uomini dell’avvenire evangelico, dell’uomo e della Chiesa: testimoni del mondo intero (Giovanni Paolo II, Lisieux, 2 giugno 1980)

La cosa principale dei santi non è “l’opera personale” ma l’obbedienza con cui, una volta per sempre, si sono messi sinceramente al servizio della missione affidata loro da Dio, concependo tutta la propria esistenza solo in funzione di essa.

Così è stato per il beato fra riccardo Pampuri la cui vita si è svolta in un arco di tempo piuttosto breve :33 anni. Il suo “messaggio” è quello della santità quotidiana: la santità a cui ogni cristiano, per la grazia del Battesimo, è chiamato. E se  eroismo  c’è nella sua vita, è l’eroismo proprio del discepolo di Cristo, quello del dono totale di sé.

Il Pampuri ha visuto tutta la serietà della fede cristiana, sempre: da bambino, da adolescente, da giovane. In casa, nella parrocchia, all’università, nel suo lavoro di medico, da religioso. Pensando a lui come medico, vengono alla mente i nomi di altri due medici santi e contemporanei: il prof. Giuseppe Moscati e il dr. Vico Necchi.

La povertà, l’umiltà, la serenità, l’illimitata bontà, la competenza specifica hanno fatto del “medico” Pampuri un testimone dell’ amore incondizionato a Cristo e ai fratelli.

In Cristo amò la Chiesa e seppe vederla cun una limpidità che tale non si ottiene guardandola dal di fuori ma vivendola dal di dentro, come mistero. E amò la Chiesa nella sua interezza: la parrocchia, i sacramenti, la gerarchia, le funzioni, l’adorazione eucaristica, la recita del rosario, le preghiere, gli Esercizi Spirituali, e anche la penitenza.

Mario Soroldoni, ci offre un profilo del beato Riccardo con un linguaggio semplice, agile, e incisivo e ci introduce nella intimità della sua vita di fede.

Il libro vuole essere un omaggo alla memoria del santo ed insieme uno stimlo a riscoprire il dono della nostra vocazione a diventare figli di Dio nell’unico Figlio Cristo Gesù e a desiderare la sola avventura che vale la pena di essere vissuta: quella della santità.

Card. Carlo Maria artini Arcivescovo di Milano

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Da “Introduzione – Un medico per sperare” Ed. FBF Mario Soroldoni

FU UN’INTUIZIONE PROFETICA?

di Mario Soroldoni

A Morimondo (Milano), dove esercitava la professione di medico condotto, era da tutti chiamato il “dottorino santo“.

Fu un’intuizione profetica?

L’uomo della strada “fiuta”, in modo quasi clinico, la  s a n t i t à  nei panni del proprio simile.

Il suo verdetto “ante litteram” collima, molto spesso, con quello ufficiale che la Chiesa canonicamente sancisce in merito all’autenticità di  una esistenza evangelicamente vissuta: del  s a n t  o,  cioè.

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RICCARDO PAMPURI, nato a Trivolzio (PV) il 2 Agosto 1897 e spentosi a Milano, a soli 33 anni, il 1° Maggio 1930, ha solcato come una fulgida meteora  il “bel cielo” di Lombardia, lasciandovi non dissolta la scia della sua riverberante  testimonianza di uomo della speranza. Sì da indurre i suoi stessi contemporanei a “laurearlo” anzitempo perfetto imitatore di Colui per il quale giudicò “guadagno” spendere, in chiave d’amore, la propria vita al servizio della sofferenza.

Quasi avallando la plebiscitaria sollecitazione del consenso popolare, dopo una fase istruttoria a tempo di record, la Chiesa lo eleva agli onori degli altari, il 4 Ottobre 1981. Additandolo alla società che l’ha visto nascere, come calzante paradigma di perfezione cristiana. A pochi anni dalla sua luminosa dissolvenza. Quando la terra profuma ancora del suo passaggio.

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Il fascino della sua santità scaturisce dalla dinamica sempre attuale delle BEATITUDINI, nelle quali si riflesse, come in uno specchio, il suo “cammino di speranza“:

  • Egli fu un POVERO, essendosi spogliato di tutto per arricchire coloro che “non hanno”…
  • Egli fu un CONSOLATORE, avendo alleviato, con le lacerazioni del corpo, quelle dello spirito…
  • Egli fu un MITE, avendo “avvinto” il proprio simile giocando la carta del “saper perdere”…
  • Egli fu un SOLIDALE, essendosi battuto per la  rivendicazione dei diritti sociali dei diseredati…
  • Egli fu un SAMARITANO, essendosi chinato sulle piaghe dei sofferenti per lenirne il bruciore…
  • Egli fu un TRASPARENTE, essendosi mantenuto coerente con la chiamata all’ AMORE…
  • Egli fu un CONCILIATORE, avendo recato nelle conflittuali controversie la sua benefica mediazione di uomo sopra le parti…
  • Egli fu un CONTESTATO, alla stregua di Colui che fu eminentemente “segno di contraddizione”…
  • Una santità, la sua, autenticamente evangelica. Alla portata delle classi più umili, come di quelle professionalmente più impegnate. “A misura” e “su misura” dell’uomo d’oggi.
  • Una santità della grigia “quotidianità”, gioiosamente vissuta, minuto per minuto.
  • Una santità liberante. Stimolante. Che sprigiona ottimismo.
  • Una santità, quella del “dottorino” di Morimondo, trasfigurata dall’Amore, illuminata dalle prospettive della FEDE, e modulata sul pentagramma  di una escatologica SPERANZA che gli permise, con un colpo  d’ala, di “decollare”, secondo una sua espressione, da questa “miserabile terra” verso i cieli della trascendenza.
  • Una soprannaturale speranza ancorata alla certezza che “la nostra patria è nei cieli“(Fil 3, 20). Dalla quale egli traeva, sintonizzandosi sulla sua onda, la forza stessa di vivere: “Uniti nell’amore di Dio e nella vicendevole carità sopra questa terra – scrive alla sorella religiosa, missionaria sulle sponde del Nilo -,  potremo sperare di restare per sempre uniti un giorno in una carità perfetta in Cielo”  (“0 aprile 1922).

Se “la strada della Chiesa è la strada dell’uomo” (Giovanni Paolo II), la strada dei santi è per eccellenza quella speranza dell’uomo, quale fu quella percorsa dal “dottorino santo”.

  • Fu una giornata di speranza la sua. Sfociata in un repentino tramonto che fu preludio di una alba di vita. Coniugata sulla falsa riga del volere divino. All’insegna del motto da lui stesso coniato: “Quello che vuole il Signore, lo voglio anch’io!
  • E fu il sigillo della speranza a contrassegnare il suo patetico commiato da questa terra: “Sono contento d’aver sempre fatto la volontà del Signore!“.
  • La sua breve esistenza, come quella di Cristo, fu sintetizzata in un “sì” oblativo al Padre, prolungato per 33 anni…

Una vita, come un racconto, non vale per la sua durata, ma per il suo contenuto” (Seneca). La vita del “dottorino santo” poteva dirsi lungamente vissuta. Perché spesa “in dono” agli altri. Nel segno di una “speranza che non delude” (Rm 5,5).

San Riccardo Pampuri

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